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Dopo anni di contenzioso l’annuncio della restituzione da parte della Difesa al ministero dei Beni culturali di una buona fetta del Piano Nobile.Il 29 gennaio con la definitiva restituzione da parte della Difesa al ministero dei Beni culturali della Sala Regia e degli altri spazi attigui del Piano Nobile (che erano comunque destinati solo a eventi istituzionali militari) si chiude una storia cominciata nel 1949, quando la neonata Repubblica italiana cominciò a progettare il suo futuro culturale.

ROMA - C’era una volta palazzo Barberini in gran parte occupato dal Circolo Ufficiali. Scena tipica. Turista straniero che si sofferma a guardare il Narciso di Caravaggio. Improvvisamente un grande odore di fritti, di risotto allo zafferano. grida di «Viva gli sposi». Applausi. Nemmeno Dino Risi avrebbe potuto immaginare una scena simile. Invece, come sempre capita in Italia, la realtà ha per decenni superato qualsiasi fantasia.

La restituzione

Abbiamo vissuto in una Capitale (e in uno Stato) che ha lasciato in uso al Circolo ufficiali uno degli spazi museali più importanti d’Europa, appunto palazzo Barberini, sottraendone gran parte al suo uso pubblico culturale. Il 29 gennaio con la definitiva restituzione da parte della Difesa al ministero dei Beni culturali della Sala Regia e degli altri spazi attigui del Piano Nobile (che erano comunque destinati solo a eventi istituzionali militari) si chiuderà una storia cominciata nel 1949, quando la neonata Repubblica italiana cominciò a progettare il suo futuro culturale.

Un contenzioso cominciato nel 1949

Uno dei primi contenziosi dell’allora ministero della Pubblica Istruzione ( i Beni culturali arrivarono solo nel 1974) col ministero della Difesa fu la restituzione di più della metà di palazzo Barberini per la creazione della Galleria nazionale di Arte antica. Ma erano tempi in cui il mondo militare aveva un peso indiscutibile nella vita italiana. Ci volle la determinata ostinazione dell’allora ministro per i Beni culturali Alberto Ronchey per arrivare nel 1993 a una vera trattativa col ministro della Difesa del tempo, Fabio Fabbri. Seguirono altri anni di silenzi, poi il dossier tornò sui tavolo di Walter Veltroni che nel 1997, da vicepresidente del Consiglio e ministro per i beni culturali, con una tempra identica a quella di Ronchey riuscì a raggiungere un’intesa col ministro della Difesa Beniamino Andreatta per lo sgombero degli ufficiali entro il 2000. Ma nel 2005 erano ancora lì, con i loro fritti, i battesimi, i matrimoni, i ricevimenti privati.

I meriti di Ronchey

Solo nel 2006 Francesco Rutelli, da ministro, ebbe la soddisfazione di restituire finalmente palazzo Barberini alla sua unica funzione possibile: quella di museo pubblico. Il 22 novembre 2006 Rutelli ebbe la lealtà di invitare Ronchey e di attribuirgli pubblicamente il merito dell’operazione. Storico lo scambio delle battute, in quel 2006. Ronchey: «Dunque, il contenzioso col Circolo ufficiali su palazzo Barberini risale al 1949… E tu, Francesco, di che anno sei?» Rutelli: «Del 1954…». Ronchey: «Ecco, questa storia è più vecchia di te». Quel 22 novembre 2006 la stampa italiana e straniera vide materialmente traslocare poltrone, divani, cristallerie, un tavolo da biliardo, casse di stoviglie indirizzate alla vicina palazzina Savorgnan di Brazzà, attuale sede del Circolo ufficiali. Prima ancora, nei decenni, al posto di palazzo Barberini il ministero della Difesa aveva chiesto addirittura la Casina delle Rose a villa Borghese, poi villa Blanc. Infine la soluzione più adeguata, la palazzina Savorgnan di Brazzà, comunque ricca di una splendida terrazza e attigua al corpo di palazzo Barberini.

Come in un film di Dino Risi

Rileggere questa storia con gli occhi del 2015 significa rivedere, davvero come in un film di Dino Risi, tutta l’attitudine italiana al rinvio, al ripensamento, al ricorso al cavillo burocratico (nel 1953 la Difesa riuscì a strappare un rinnovo del contratto di affitto per dodici anni che poi, assai italianamente, vennero allegramente prorogati). Per queste ragioni la cerimonia di oggi a mezzogiorno, con la riconsegna formale di una buona fetta del Piano Nobile al ministero per i Beni culturali, rappresenta una svolta storica. La fine di una gravissima incongruenza, del segno visibile della condizione di vassallaggio del sistema culturale italiano rispetto al mondo militare, inconcepibile in qualsiasi altro Paese europeo. Da oggi a mezzogiorno, è giusto sottolinearlo, l’Italia sarà più europea rispetto a ieri e agli anni che ci separano dal lontano 1949.

Fonte: corriere.it

Argomento: 
Difesa