Periodico di informazione delle Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Impiego

Di Federico Capurso - I generali sono spaventati. Il loro passo è grave e rimbomba di preoccupazione negli ampi corridoi del ministero della Difesa. L'arrivo del ministro Elisabetta Trenta, in quota Cinque stelle, ha portato con sé le voci insistenti di un cambio di prospettiva che toccherebbe capitoli sensibili come quelli delle missioni all'estero, dei fondi destinati alle forze armate, della stessa missione strategica del ministero. Una volontà nuova che - questo è il timore - potrebbe portare a uno smantellamento dall'interno, uno svuotamento che trasformerebbe via XX Settembre in una centrale sindacale dell'Esercito.
Rebus missioni
II primo sasso nello stagno, che ha messo in guardia i generali, è stato lanciato attraverso voci di un possibile ritiro dei contingenti italiani impegnati nelle missioni internazionali. Graduale, certo, ma «che rischia di minare la credibilità internazionale del Paese», sostengono dai vertici della Difesa. Sul tavolo non c'è solo la presenza italiana in Afghanistan, dove sono impegnati 850 militari, ma anche la missione in Niger, approvata a gennaio dal governo Gentiloni e subito osteggiata dal leader del M5S Luigi Di Maio. Anche dalla Lega si avanzano desideri di un rientro delle truppe dalla Lettonia, dove non vengono apprezzate le esercitazioni militari a due passi dagli «amici» di Mosca. Se non arriverà una netta presa di posizione nelle prossime settimane, il 30 giugno il Parlamento dovrà esprimere un voto sul rinnovo delle missioni all'estero e allora si arriverà alla resa dei conti. Le pressioni di Lega e M5S rischiano dunque di aumentare di intensità; Trenta, però, vuole prima approfondire i dossier. Per questo rimane aperta l'opzione di rispettare gli impegni presi con gli alleati europei e con la Nato, lasciando l'idea di un ritiro a una gestazione più lenta, meno traumatica.
Il rischio tagli
Da come verranno gestite le missioni si capirà l'importanza che la ministra intende attribuire al suo dicastero. Il ventilato cambio di destinazione dei fondi militari a favore di politiche di efficientamento, prevenzione e cyber-security, nelle stanze dei vertici viene temuto come un avviso di possibili futuri tagli, dopo anni di costante incremento delle spese militari. Per diverse ragioni, desta preoccupazione anche l'attenzione che Trenta avrebbe dedicato alle questioni «di truppa». Dalla promessa di intervenire per agevolare i ricongiungimenti familiari, ad un maggiore riconoscimento delle rappresentanze sindacali, fino alla decisione, presa subito dopo l'insediamento, di affidare a quattro tenenti colonnello la gestione del gabinetto del ministro, da tempo nelle mani degli ufficiali generali. Tra equilibri interni e questioni strategiche, dunque, Trenta dovrà opporre alla gravita dei passi dei generali, la leggerezza del suo ingresso. O si rischia una battaglia.

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