Periodico di informazione delle Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Impiego

  

Hanno ancora senso la contrattazione e le rappresentanze?  Siamo in presenza di  "Trattative" in cui si discute solo di risorse senza ragionare sulla necessità di riportare al centro la  contrattazione con la quale, sindacati e rappresentanze, tornerebbero protagonisti,  facendo un contratto  dignitoso e iniziando  a premiare (e non solo a spremere) anche il personale più disponibile e produttivo innescando un serio percorso di efficientamento.  

 

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di Gianluca Taccalozzi

Nuove emergenze, da una parte, e crisi dei conti pubblici, dall’altra, hanno provocato l’aumento dell’impegno richiesto alle Forze di Polizia e contemporaneamente il taglio di organici e risorse. Più servizi, meno risorse! 

L’assenza di significative risposte organizzative (digitalizzazione, semplificazione, recupero risorse per attività “operative”, taglio spese improduttive, ecc.) e l’arretratezza/inadeguatezza della struttura della contrattazione e della retribuzione hanno fatto sì che il prezzo di questa operazione fosse pagato dal personale, in particolare da quello più disponibile e produttivo.

Già prima della crisi la contrattazione nel comparto sicurezza e difesa aveva perso centralità, in favore dell’effimera pochezza di riordini, parametri e specificità, tanto che i contratti sono progressivamente divenuti dei meri aggiornamenti della retribuzione fissa.

In sede di contrattazione, infatti, da un lato (Governo/Amministrazioni) si è preteso di mantenere gli stessi standard di servizi (numero di servizi esterni, numero di servizi festivi/notturni, numero ore straordinario, ecc.) e dall’altro (Funzione Pubblica/RGS) si è preteso di coprire i costi di eventuali adeguamenti di indennità e straordinario con le risorse dedicate ai rinnovi contrattuali. Così sono state rivalutate le sole voci retributive fisse, mentre straordinario e indennità sono stati congelati e la retribuzione di produttività/efficienza (FESI) è stata utilizzata poco e male.

Solo per fare alcuni esempi: l’indennità notturna è ferma dal 2002 e vale 4,1 euro lordi l’ora, mentre l’indennità per lavoro festivo è ferma al 2004 a vale 12 euro lordi al giorno.

La retribuzione per lavoro straordinario del personale non dirigente, dopo l’inopinata abolizione del meccanismo di maggiorazione (ex art. 5 d.p.r. n. 150/1987) del 2002, le mancate rivalutazioni ed i recenti incrementi parametrali del riordino, è divenuta addirittura inferiore alla retribuzione ordinaria[1]! Una circostanza intollerabile, oltre che un tantino illegittima!

 

Con questi presupposti il ricorso al lavoro straordinario è enormemente e costantemente cresciuto, tanto che nei reparti operativi è ormai un evento del tutto ordinario.

Per le Forze di Polizia siamo passati da una spesa di 621,5 milioni di euro nel 2002 a 848,3 milioni di euro nel 2015 (circa il 7% della retribuzione complessiva)[3], nel 2017 sfiorerà il miliardo di euro e nel 2018 crescerà ancora (l’ennesimo rifinanziamento è stato appena approvato in Senato[4]). La costanza e l’enormità dei dati indicano una cronica ed evidente anomalia. O sono pochi gli addetti o sono troppo poche 36 ore settimanali o si è in continua emergenza o si è male organizzati[5]. Probabilmente sono vere tutte e quattro le considerazioni, ma quello che più preoccupa sono gli effetti, perché così si spreme il personale (o solo una parte, sic!) e perde di significato l’orario di servizio!

L’assenza della contrattazione di II livello e la mancata valorizzazione dei F.E.S.I. hanno reso complicato premiare la qualità ed incentivare le diverse funzioni delle amministrazioni del comparto, con grave nocumento della funzionalità e della produttività. Solo per fare un esempio la funzione di polizia economico finanziaria non è coperta da nessun tipo di indennità, tanto che in Guardia di Finanza fare il “finanziere” rende meno che fare il poliziotto (O.P.), il guardiano (vigilanza), l’aviere o il marinaio (servizio aereonavale).  

Ecco che, in attesa di una riforma organica del comparto (la Madia è stata l’ennesima occasione sprecata), già da questo contratto è assolutamente necessario:

ripristinare il meccanismo di adeguamento automatico della retribuzione per lavoro straordinario in uso prima del 2002 ed adeguare la relativa retribuzione;

adeguare le indennità per lavoro festivo, super-festivo, notturno e missione;

potenziare la retribuzione di produttività/efficienza (F.E.S.I.), anche attraverso l’abrogazione di alcune indennità ormai insignificanti (marcia, meccanografica, maneggio cassa, generi conforto, ecc.), al fine di incentivare qualità, responsabilità e funzione.

Il tutto senza drenare nemmeno un euro dai già largamente insufficienti finanziamenti dedicati al contratto (che devono andare tutti sul fisso) ovvero investendo[6] nuove risorse[7] e gestendo “meglio”[8] le risorse già a disposizione. Meno quantità, più qualità!

In questo modo, la contrattazione riassumerebbe centralità ed importanza, sindacati e rappresentanze tornerebbero protagonisti, si inizierebbe a premiare (e non solo a spremere) anche il personale più disponibile e produttivo, si innescherebbe un serio percorso di efficientamento e si farebbe un contratto tutto sommato dignitoso.  

Noto invece con rammarico e sorpresa che di queste cose non parla nessuno degli attori in campo: governo, amministrazioni, sindacati e rappresentanze. Si discute solo di risorse.

Dall’andazzo che ha preso la trattativa (se così la si può definire) tempo che anche stavolta si vada verso la solita sceneggiata tutta propaganda politico-elettorale che alla fine porterà ad un altro contratto/bonus “tutto sul fisso”, magari con qualche spicciolo in più in nome della specificità. A questo punto mi chiedo se hanno ancora senso la contrattazione e le rappresentanze.  

E se gli obiettivi saranno sempre più alti, gli impegni sempre più gravosi, il lavoro sempre più qualificato ed i servizi si dovranno comunque fare … be’ ci sono sempre i “soliti fessi”!

Gianluca Taccalozzi - Delegato Co.Ce.R. Guardia di Finanza

 

[1] Anche considerando il vecchio parametro 156 ore mensili.

[2] Stipendio parametrale aggiornato post-riordino + I.I.S. + rateo tredicesima/144 (e non più 156), in quanto l’attuale orario settimanale d’obbligo è di 36 ore, mentre all’epoca era di 39 ore.  

[3] Fonte Conto Annuale RGS.

[4] Emendamento Gasparri + altri al c.d. collegato fiscale.

[5] Troppo personale “parcheggiato” in attività di funzionamento? Troppo straordinario gestito come incremento del trattamento fisso?

[6] Perché in questo caso si tratterebbe di spesa produttiva.

[7] Sui capitoli di spesa rimodulabili destinati a straordinario e indennità.

[8] Per “meglio” si intende per esempio: uso corretto dello straordinario  (solo dove e quando realmente occorre) e non (ab)uso come integrazione della retribuzione  fissa; oppure potenziare (uomini e risorse) la componente operativa rispetto a quella di funzionamento.