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Il generale di brigata dei Carabinieri. Leonardo Alestra lascia il centro nazionale di selezione e reclutamento dell’Arma e approda a un incarico da sempre affidato a un civile: direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro

 

Toscano, sanguigno ma soprattutto generale di brigata dei Carabinieri. Leonardo Alestra lascia il centro nazionale di selezione e reclutamento dell’Arma e approda a un incarico da sempre affidato a un civile: direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Nomina sottolineata così dal ministro Luigi Di Maio: «Abbiamo voluto dare un importante segnale contro il lavoro nero e il caporalato». Materia, quest’ultima, con un tavolo di confronto già aperto proprio presso il dicastero.

Il governo guidato da Giuseppe Conte, per la seconda volta in poco tempo, mette un militare in un posto di dirigente di prima fascia nello Stato, anzi di vertice. È accaduto l’8 agosto con il generale di divisione della Guardia di Finanza Antonino Maggiore, stimato da tutti e nominato dal Consiglio dei ministri alla guida dell’Agenzia delle Entrate. Diventando così d’un colpo un pari grado virtuale del comandante generale della Gdf, Giorgio Toschi.

Con Alestra alla guida dell’Ispettorato nazionale del lavoro l’Arma dei Carabinieri mette a segno un colpo altrettanto notevole. Al dicastero guidato da Luigi di Maio è già presente con una tradizione ormai storica il Comando carabinieri per la tutela del lavoro. Sono impiegati 421 militari oggi guidati dal colonnello Nicodemo Macrì e distribuiti tra Roma, presso la sede centrale dell’Ispettorato, gli ispettorati interregionali di Roma, Milano, Venezia e Napoli e gli ispettorati territoriali. Con la nomina decisa da Di Maio un generale dell’Arma prende il comando e la guida anche delle altre articolazioni dell’Ispettorato, due direzione centrali: vigilanza, affari legali e contenzioso; risorse umane, bilancio e affari generali.

Leonardo Alestra, del resto, è un militare con molte esperienze operative sul territorio: a Velletri, Padova, comandante provinciale di Arezzo, numero uno del reparto operativo del comando provinciale di Roma e soprattutto, come ha sottolineato Di Maio, comandante dei carabinieri nella provincia di Reggio Calabria, «terra di mafia e capolarato». Il vicepresidente del Consiglio M5S è «orgoglioso» di questa nomina, il segnale non è da poco. Una designazione del genere segue, del resto, a un dialogo fruttuoso del ministro del Lavoro con la collega al ministero della Difesa,Elisabetta Trenta, anche lei in passato con fregi e stellette essendo stata un capitano oggi «nella riserva» dell’Esercito. Definita nei giorni scorsi l’intesa tra i due ministri la sintesi finale è stata fatta, secondo prassi ma anche rapporti istituzionali molto positivi, con il comandante generale dell’Arma, Giovanni Nistri.

Le articolazioni militari, dunque, sono una riserva attinta già due volte da questo governo: non va dimenticato il titolare dell’Ambiente, Sergio Costa, ex generale di brigata dell’Arma proveniente dalla Forestale. Non si possono escludere, dunque, altre sorprese.

Nè deve sfuggire come i prescelti finora non siano stati generali di corpo d’armata - top della carriera dove arrivano in pochi, fino ad ambire al vertime massimo - ma di uno o due gradi inferiori. Alestra, generale a una stella, avrebbe lasciato tra pochi mesi per raggiungimento dei termini di pensionamento per limiti di et. Ma la valutazione sulla professionalità ha prevalso sul criterio del grado. Forse anche questo dettaglio: da semplice brigadiere vince il concorso per entrare nell’Accademia militare di Modena, ne esce capocorso.

In vista ci sono scadenze di nomine più impegnative, come quella del capo di Stato maggiore della Difesa: va decisa in Consiglio dei ministri su proposta del ministro Trenta, il generale Claudio Graziano lascia agli inizi di novembre. Ma ci sono anche questioni di fondo legate alla manovra di bilancio. È in atto, per esempio, un confronto proprio tra il dicastero della Difesa e quello dello Sviluppo Economico, titolare dei fondi per gli investimenti industriali militari, sempre guidato da Di Maio. La prospettiva forse inevitabile di tagli in questo settore rende la dialettica tra i due dicasteri non proprio semplice.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Argomento: 
Attualità e Politica