Periodico di informazione delle Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Impiego

  

"Ha trascorso parte della sua carriera lontano dalla famiglia, sottoponendosi a turni di servizio prolungati, a notevoli stress psico-fisici e a contatto con sostanze di varia natura”.

È così che il Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli sintetizzava, nel rapporto informativo per la procedura di accertamento della dipendenza da causa di servizio, il percorso professionale di uno degli elementi migliori della sua squadra. Un percorso caratterizzato da un’attività operativa instancabile, costellata da grandi soddisfazioni umane e professionali, ma svolta spesso in condizioni ambientali particolarmente impegnative e rischiose.

Una carriera in prima linea.

Prima l’Emergenza Rifiuti a Napoli, nel ’94, dove giorni e notti si susseguono senza posa per i Vigili del Fuoco, tra montagne di spazzatura incendiata per le strade e nuvole tossiche di diossina.

Poi, nel ’97, il terremoto di Umbria e Marche: migliaia di sopralluoghi e interventi di messa in sicurezza degli edifici, tra macerie e polveri in sospensione avvelenate dall’eternit proveniente da canne fumarie e vecchi serbatoi.

Soltanto un anno dopo, nel ’98, Sarno e Quindici: una frana di 2 milioni di metri cubi di fango e detriti, 160 vittime e centinaia di persone ferite, isolate, intrappolate, da salvare arrancando senza posa, in turni massacranti su quello che sembra un campo di battaglia.

In mezzo, centinaia di interventi “ordinari” e un incidente che poteva costargli la vita: una bombola di GPL in fiamme esplode durante l’intervento di spegnimento provocandogli un grave infortunio e, come certificheranno in seguito i medici, l’inevitabile inalazione di sostanze nocive e cancerogene.

Fatto sta che a questo straordinario Vigile del Fuoco, insignito del diploma di benemerenza con medaglia dall’allora Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, nel 2003 viene diagnosticato un carcinoma polmonare. A soli 44 anni muore lasciando una moglie e due figli alla vigilia di Natale.

L’eroismo fa parte del mestiere.

Alla vedova viene concessa la pensione privilegiata di reversibilità, poiché l’infermità, causa del decesso, viene riconosciuta dipendente dal servizio. Eppure, quando la moglie presenterà per sé e i suoi figli domanda per i benefici riservati ai superstiti di equiparato a Vittima del dovere, il Ministero la rigetterà sulla scorta di un parere negativo del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio: il carcinoma polmonare non è stato causato “da una missione autorizzata dall’autorità gerarchicamente sovraordinata al dipendente” e comunque non erano ravvisabili “particolari condizioni ambientali od operative” nel servizio prestato dal loro congiunto, tali da averlo esposto a maggiori disagi o fatiche in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”.

Il 19 maggio del 2017, perciò, il Ministero dell’Interno respingeva definitivamente la domanda: l’eroico vigile del fuoco che era accorso in prima linea ovunque fosse necessario il suo intervento, per quanto logorante, impegnativo e rischioso fosse, non aveva fatto null’altro che il proprio dovere.

Il ricorso e una sentenza che finalmente fa giustizia.

È a questo punto che entra in gioco il nostro Studio. Ritenendo del tutto ingiustificato il diniego del Ministero, abbiamo presentato ricorso presso il Tribunale del lavoro di Napoli. Infatti, posto che il carcinoma polmonare era già stato riconosciuto dipendente dal servizio svolto dal Vigile del Fuoco in anni di esposizione a condizioni estreme e, certamente, a esalazioni tossiche e cancerogene, il parere del CVCS, contrario al riconoscimento di equiparato a Vittima del Dovere, non poteva che risultare contraddittorio e capzioso.

Ai sensi dell’art. 1, comma 564, L. 266/05, sono “equiparati” alle vittime del dovere “i soggetti che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura effettuate dentro o fuori i confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.

Per anni, sulle sfumature interpretative di “missione” e di “particolari condizioni ambientali od operative” si sono condotte battaglie legali tra i Ministeri e gli avvocati. I primi ne davano un’interpretazione assai restrittiva, i secondi, il nostro Studio in prima linea, ritenevano che tale interpretazione non rispettasse la ratio perseguita dal Legislatore.

Nel tempo leggi, pareri del Consiglio di Stato e infine le recenti sentenze ottenute dallo Studio Guerra hanno definitivamente tracciato i contorni di questi requisiti tanto dibattuti, finché leSezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 759/2017, hanno definitivamente chiarito la loro corretta applicazione:

la “missione di qualunque natura” può essere “sia correlata ad un’attività di particolare importanza, connotata da caratteri di straordinarietà o di specialità”, sia ad un’attività che tale non sia e risulti del tutto “ordinaria” e “normale”, cioè in definitiva rappresenti un “compito”, l’espletamento di una “funzione”, di un “incarico”, di una “incombenza”, di un “mandato”, di una “mansione”. 

le “particolari condizioni ambientali od operative” avrebbero potuto essere esistenti o potrebbero esserlo, sia prima dell’inizio della “missione” per essere ricollegabili al suo contenuto e/o all’ambiente di svolgimento, sia manifestarsi durante il suo stesso svolgimento, per il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio”.

Sulla base di tali presupposti, il Giudice del lavoro ha confermato la bontà della nostra linea interpretativa, riconoscendo ai familiari superstiti del Vigile del Fuoco deceduto gli importanti benefici riservati alle Vittime del dovere ed equiparati e confermando una volta ancora che se i migliori tra i Servitori dello Stato spendono la loro vita in difesa dei cittadini, con atti di straordinaria dedizione, affrontando condizioni proibitive, ben al di là dei propri compiti ordinari di istituto, tale sacrificio va riconosciuto con misure altrettanto straordinarie di sostegno e tutela. È proprio questa, infatti, la ratio che ha ispirato le leggi sulle Vittime del dovere e gli equiparati.

Fonte:studio legale Guerra