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Lo Stato Maggiore dell’Esercito ha risposto ai dubbi dei rappresentati dei Co.ce.r. riguardo alla stabilizzazione dei precari dell’Esercito tramite un messaggio del17 giugno 2019. I timori dei Co.ce.r. riguardo allo stato attuale del reclutamento nelle carriere iniziali delle Forze Armate sono diversi e datati: già lo scorso gennaio, infatti, questi hanno avanzato la proposta di una modifica dell’attuale status di VFP1 e VFP4 con l’introduzione di un volontario in ferma pluriennale così da garantire maggiori opportunità di stabilizzazione.

Secondo il Co.ce.r. infatti per la Forza Armata non c’è problema di reclutamento per quei ruoli che offrono una stabilità e certezza dello sviluppo di carriera, a differenza del ruolo dei graduati e dei volontari in ferma per il quale invece sussistono delle vulnerabilità. Queste sono dannose per il sistema visto che c’è il rischio concreto che vadano a privare l’Esercito Italiano di quella che è la sua principale “arma”, ossia il soldato.

Vista l’elevata età media dei volontari oggi in servizio permanente - attualmente pari a 37 anni - c’è la necessità di procedere con l’arruolamento di almeno 10.000 giovani leve le quali dovrebbero essere inquadrate come volontari pluriennali.

La strada intrapresa per il futuro delle Forze Armate è sotto gli occhi di tutti: si ricorda, infatti, che per effetto della riorganizzazione datata 2010 tra qualche anno il numero dei militari in servizio sarà notevolmente ridotto: si passerà infatti dai 190.000 impiegati negli anni novanta ai meno di 90.000 che potrebbero essere in servizio nel 2024. Una riduzione del numero del personale impiegato che avrà ripercussioni sul funzionamento della Forza Armata, visto che per questa si presume ci sarà un’età media di 50 anni.

er abbassare l’età media dei militari, quindi, è necessario provvedere alla stabilizzazione dei giovani volontari, dalla quale non si può più prescindere. Se non si farà qualcosa in tal senso offrendo a coloro che intraprendono il primo anno da volontario una prospettiva valida per una carriera nelle Forze Armate non si riuscirà a contrastare la crisi dell’arruolamento a cui stiamo assistendo ormai da qualche anno.

Tra le cause che hanno portato a ciò, infatti, c’è sicuramente la permanenza nel precariato per un arco di tempo troppo lungo senza alcuna possibilità di progressione di carriera, con il personale costretto a svolgere incarichi pesanti - nonché logoranti - per molti anni. Per l’arruolamento in servizio permanente effettivo (SPE), infatti, oggi ci possono volere fino ad 11 anni dal primo arruolamento come VFP; un termine troppo lungo che va assolutamente ridotto.

Stato Maggiore dell’Esercito: “La stabilizzazione dei precari è tema oggetto di discussione

La risposta dello Stato Maggiore dell’Esercito alle pressanti richieste del Co.ce.r. è stata piuttosto vaga e per questo non si può ritenere “soddisfacente”. Lo SME, infatti, si è limitato ad assicurare che il tema del “passaggio in SPE del personale VFP4 e raffermati” è da tempo oggetto di attenzione da parte delle “competenti articolazioni della Forza Armata e della Difesa”, non precisando però quali sono le misure che l’amministrazione incaricata intende prendere affinché la stabilizzazione dei volontari avvenga nel minor tempo possibile.

Lo SME ha assicurato comunque che la linea d’azione dell’Esercito è quella che porta alla stabilizzazione di tutti i volontari - “meritevoli” - entro il termine delle stesse ferme contratte. Un’affermazione che sembra dare sicurezza al personale volontario, se non fosse per quell’aggiunta che lo SME fa alla fine del messaggio nel quale si legge che questo è condizionato dalle “disponibilità numeriche annualmente autorizzate dal Vertice Interforze”.

Insomma, tutto dipende dalla disponibilità dei posti; non si parla di un possibile aumento degli stessi proprio per dare una maggiore opportunità di stabilizzazione ai precari, non aprendo quindi ad un cambio di rotta rispetto all’attuale situazione.

Ecco perché i militari non possono essere soddisfatti di questa risposta che lascia diversi dubbi sul futuro.

Fonte: money.it

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