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La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità al decreto del 2015: bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica

 

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La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità al cosiddetto decreto Poletti del 2015 che prevedeva una parziale rivalutazione delle pensioni all'inflazione. La Corte ha ritenuto che «diversamente dalle disposizioni del "Salva Italia" annullate nel 2015 con tale sentenza, la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica», si legge in una nota. Lo stesso ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si è detto «soddisfatto» per la sentenza, che ha promosso il provvedimento sulle perequazioni pensionistiche, «perché ha stabilito la bontà del nostro lavoro e il rispetto dei principi costituzionali». 

Se i ricorsi fossero stati accolti, lo Stato avrebbe dovuto ripristinare il pieno sistema di indicizzazione con un costo che per il periodo 2012-2015 era stato stimato dall'Ufficio parlamentare di Bilancio in 24 miliardi di euro. 

L'adeguamento delle pensioni al tasso di inflazione è stato bloccato per il 2012-2013 dalla riforma Fornero per tutti gli assegni superiori a tre volte il minimo (1.500 euro lordi mensili). La Consulta ha dichiarato illegittima la decisione nel 2015 e in quello stesso anno l'esecutivo Renzi aveva deciso per decreto un parziale adeguamento, restituendo circa tre miliardi di euro. Il rimborso previsto è stato del 100% per gli assegni fino a 1.500 euro, del 40% tra tre e quattro volte il minimo, del 20% tra il quattro e il cinque e del 10% tra il cinque e il sei. I ricorsi sono stati presentati dalle categorie escluse. La stessa norma prevede che dal 2018 la rivalutazione parta dal 100% per le pensioni pari a 1.500 euro per scendere al 45% per quelle superiori a 3mila euro.

Questo il Comunicato

La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del
2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati
nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”.
La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel
2015 con tale sentenza – la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n. 65 del
2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della
finanza pubblica.
dal Palazzo della Consulta, 25 ottobre 2017

Argomento: 
Attualità e Politica