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Il cosiddetto Ddl povertà è stato ' approvato nei giorni scorsi dal Governo e sta facendo molto discutere, soprattutto in ragione delle previsioni che andrebbero a incidere sulla  pensione di reversibilità. Ma Nel disegno di legge del Governo coinvolte tutte le prestazioni di natura assistenziale e previdenziale. Si salvano solo quelle legate a condizioni di disabilità e invalidità.

Ma il ministro Giuliano Poletti, con una sua nota, dopo due precedenti comunicati del governo (l’ultimo dice: «Se ci saranno razionalizzazioni saranno per evitare sprechi e duplicazioni e riguarderanno le prestazioni future, non quelle in essere») prova - senza troppo successo - a spegnere la polemica sul taglio delle pensioni di reversibilità. Dice Poletti: «La polemica è totalmente infondata. Evidentemente c'è chi cerca facile visibilità e si diletta ad inventare un problema che non c’è per poi poter dire di averlo risolto».
 
La stoccata è qui, tra gli altri, a Cesare Damiano, evidentemente, deputato del Pd e presidente della commissione Lavoro della Camera. È lì infatti - e nella commissione Affari sociali - che deve arrivare la delega del governo sul piano per la lotta alla povertà. Il testo ancora non è stato consegnato ufficialmente ai deputati, ma è proprio Damiano ad aver lanciato l'allarme e ad insistere: «Conosco il testo», dice all’Espresso, «e rimango preoccupato». 

 

Ma perché Damiano rimane preoccupato nonostante la dichiarazione di Poletti? Perché il ministro nel tentativo di smentita dice che «la proposta di legge delega del Governo lascia esplicitamente intatti tutti i trattamenti in essere». Però quelli in essere, dunque. E gli altri? Poletti, che non parla di tagli, preferisce dirla così: «Tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale».

L’assegno di reversibilità, è bene ricordare, già è comunque modulato sugli altri redditi percepiti, con tagli che vanno dal 25 per cento, sopra i 1400 euro, fino al 50 per cento per chi supera i 2300 euro. 

Ma, anche altre prestazioni dovrebbero essere  riparametrate sulla base dell'Isee: la lettera b) del punto uno del disegno di legge delega, del resto, stabilisce che i decreti legislativi da emanare dovranno recare la razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e di quelle anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi, fatta eccezione per le prestazioni legate alla condizione di disabilità e invalidità del beneficiario.

A tal fine i principi e i criteri direttivi da seguire sono quelli del superamento delle differenze categoriali e dell'introduzione di principi di accesso fondati su criteri unificati di valutazione economica in base all'Indicatore della situazione economica equivalente. L'Isee appunto.

In soldoni, a rischiare di subire delle riparametrazioni sulla base di tale nuovo criterio, di dubbia legittimità costituzionale, potrebbero essere, oltre alla reversibilità, anche l'assegno sociale, l'integrazione al minimo della pensione, laquattordicesima e le maggiorazioni sociali.

Si salverebbero solo le prestazioni di natura assistenziale erogate nei confronti degli invalidi.

Le voci che si sono alzate hanno un tono davvero alto e duro e arrivano da più fronti, a fortiori in ragione del fatto che il provvedimento è nato per introdurre misure di contrasto alla povertà. 

E se l'esecutivo smentisce qualsiasi penalizzazione, cercando di ridurre le denunce a mere "polemiche infondate", i sindacati rilanciano "il governo tira il sasso e poi nasconde la mano". 

Le spiegazioni, insomma, non convincono i più e, del resto, il testo del ddl sul punto è chiarissimo. 

Tanto che da più parti si invoca una netta modifica: cancellare ogni riferimento agli interventi sulle prestazioni previdenziali per sgombrare il campo da ogni dubbio. Staremo a vedere. 


Valeria Zeppilli
(.StudioCataldi.) 

Argomento: 
Attualità e Politica
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