Periodico di informazione delle Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Impiego

  

 

Il primo assaggio del nuovo sistema di indicizzazione delle Pensioni lo si è avuto ad aprile, mese di decorrenza delle novità introdotte dalla legge di Bilancio alla voce perequazione dei trattamenti previdenziali. Proprio con il rateo di aprile è partito il ricalcolo delle pensioni che l’Inps aveva provveduto ad adeguare al tasso di inflazione in misura provvisoria, cioè utilizzando il vecchio sistema, non essendo stato possibile recepire quanto previsto dalla manovra finanziaria approvata solo alla vigilia di Capodanno.

Ad aprile dunque, molte pensioni degli italiani sono state ricalcolate al ribasso, perché il nuovo sistema è penalizzante rispetto al precedente. Adesso che l’Inpsha sistemato le pensioni per i mesi a venire, c’è da recuperare ciò che l’istituto ha versato in più nelle tasche dei pensionati. Ci sarà da restituire quanto preso in più nel primo trimestre dell’anno e l’Inps ha confermando ciò che venne già anticipato nella circolare 44/2019, quella che spiegava ciò che sarebbe successo ad aprile. Il conguaglio sarà da restituire nei mesi successivi, probabilmente in unica soluzione.

Pensioni più basse di quelle di gennaio

Il nuovo sistema di indicizzazione delle pensioni è basato su 7 fasce mentre il precedente su 3. Il nuovo metodo sarà attivo per il prossimo triennio. Solo le pensioni fino a 3 volte il minimo, cioè grosso modo quelle fino a 1.522 euro al mese lordi, restano indenni da questo peggioramento. Per questi pensionati l’indicizzazione era e sarà sempre pari al 100% del tasso di inflazione che è pari all’1,1% come certificato dall’Istat. Il vecchio sistema prevedeva un adeguamento annuale del 99% rispetto al tasso di inflazione per le pensioni sopra 3 e fino a 5 volte il minimo, cioè quelle fino a 2.537 euro lordi.

 

Per quelle più alte ancora l'adeguamento è del 75%. Il nuovo meccanismo invece è basato su 7 fasce, cioè:

Pensioni fino a 3 volte il minimo 100% di indicizzazione;

Sopra 3 e fino a 4 volte il minimo rivalutazione dello 0,97%;

Sopra 4 e fino a 5 volte il minimo adeguamento dello 0,77%;

Oltre 5 e fino a 6 volte il minimo indicizzazione dello 0,52%;

Sopra 6 ed entro 7 volte il minimo aumento dello 0,47%;

Sopra 7 e fino ad 8 volte il minimo aumento dello 0,45%;

Pensioni sopra 8 volte il minimo più rivalutazione dello 0,40%.

Altra differenza sostanziale sta nel fatto che il vecchio sistema era a scaglioni, con le percentuali di adeguamento che venivano applicate solo sulla parte di pensione che rientrava nei 3 scaglioni. Con questo nuovo metodo invece le percentuali di aumento sono imposte su tutta la pensione.

Quando i conguagli?

Come spiega il noto sito di informazione previdenziale “Pensionioggi”, con tanto di tabelle illustrative, il taglio di aprile si è avvertito bene a partire dalle pensioni sopra i 2.300 euro lordi al mese che hanno visto una perdita rispetto a quanto percepito a marzo per esempio, di circa 5 euro. Man mano che salgono le pensioni più si avverte la perdita che per pensioni lorde da 10.000 euro al mese si assesta sulle 44 euro mensili. Per capire ciò che i pensionati dovranno restituire con il conguaglio che potrebbe arrivare a giugno o nei mesi successivi basta moltiplicare la perdita della pensione di aprile rispetto a quella di marzo, per tre mesi. (Blasting News Italia)

Argomento: 
Circolari Inps-Inpdap