Periodico di informazione delle Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Impiego

  

 

L’emergenza Covid-19 sta incrinando il tessuto sanitario-economico-sociale del mondo intero e sta mettendo in evidenza la fragilità delle infrastrutture dello Stato. Le disuguaglianze tra le offerte dei servizi pubblici tra i territori restituiscono l’immagine di un Paese a più velocità. Al netto delle implicazioni sociali che abbiamo dinnanzi a noi, registriamo una certa resistenza di alcuni ambienti della Pubblica Amministrazione a comprendere che il mondo e’ cambiato. Le sfide che abbiamo davanti impongono l’attuazione di piani d’intervento che modificheranno profondamente il modo di lavorare di una grande fetta della forza lavoro del nostro Paese, Guardia di Finanza inclusa.

Al riguardo, infatti, non possiamo non segnalare che in alcuni territori i datori di lavoro/dirigenti hanno ancora qualche resistenza nell’adottare/concedere tutti gli istituti a tutela della salute sui luoghi di lavoro.

Il lavoro a distanza non è un regalo, ma un obbligo di legge che impone al datore di lavoro di ridurre al massimo il numero delle unità  di personale all’interno dei reparti.

La “dispensa precauzionale” dal lavoro non è  un premio, ma la “salvaguardia” di forza lavoro pronta ad essere impiegata in caso di necessità.

Abbiamo avuto notizia di finanzieri chiamati in ufficio a svolgere attività non essenziali, marginali, rinviabili o addirittura attività formative a distanza c.d. e.learning. Continuano ad arrivare segnalazioni di dirigenti che scaricano la responsabilità sui finanzieri chiedendo di prendere licenza. Quanti altri reparti devono chiudere prima di comprendere che la situazione è grave?

Nel solco delle norme emanate dall’Esecutivo e recepite dal Comando Generale, invitiamo ancora una volta dirigenti ad attuare su tutti i territori tutti gli strumenti che, da un lato, preservano la salute e la vita dei colleghi e delle loro famiglie, e dall’altro, assicurano la reattività di reparti per garantire la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico.

Le disposizioni dell’organo di vertice non vanno semplicemente inoltrate per informazione, ma vanno contestualizzate, adattate alle contingenze e alle esigenze dei diversi territori e concretamente attuate senza mai perdere di vista gli obiettivi che esse si prefiggono di raggiungere. Ora è una responsabilità non più solo buon senso.

Se poi all’emergenza si dovesse sommare la deresponsabilizzazione della classe dirigente, il Paese rischia di virare verso il baratro. Questo è quanto percepiamo dall’invito (osservazioni) al Governo approvato all’unanimità dalla IV Commissione Difesa del Senato nella discussione sul DDL 1766 (legge di conversione del d.l. n. 18/2020). I militari sono specifici: si, ma solo i fessi votati al martirio. A questo punto, ci viene il dubbio che questa politica sia una sorta la “longa manu” degli stati maggiori. Ci chiediamo, infine, se “il senso di responsabilità” evocato pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica sia stato compreso da tutti.

 

Francesco Zavattolo – Segretario Generale SILF

Argomento: 
Attualità e Politica