Periodico di informazione delle Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Impiego

  

 

"Il  nostro programma è chiaro ed ambizioso, dice l'on. Rizzo: vogliamo ricucire il rapporto tra i cittadini e le istituzioni e farli sentire protagonisti della vita pubblica. "Nel mondo della Difesa, afferma, abbiamo un grande patrimonio umano, competente e generoso: puntiamo su di loro. Il deputato del M5S, si dice felice che la Corte Costituzionale abbia riconosciuto  il  diritto sindacale ai militari. "Occorre adesso dotarsi di una legge organica sulla materia", afferma. "Nelle prossime settimane entreremo nel merito e spero che ci sia finalmente sintonia tra tutte le forze politiche su questo tema". Un passaggio significativo dell'intervista,  laddove l'on Rizzo ritiene che debba essere l’autorità politica e non quella militare a riconoscere o meno la legittimità degli statuti dei sindacati dei militari.

Di Antonella Manotti

 

 Presidente Rizzo, le commissioni difesa di Camera e Senato hanno avuto modo di ascoltare la relazione della Ministra Trenta sulle linee programmatiche del  Dicastero.  Rispetto a tali indicazioni quali sono a suo avviso le priorità fondamentali e irrinunciabili per la Difesa?

 

Ho trovato le linee programmatiche da parte della Ministro Trenta  ambiziose  e innovative.

Le novità salienti partono da una ridefinizione del concetto di difesa e di impiego delle Forze Armate in relazione ai mutati quadri geopolitici mondiali e anche una grande attenzione al benessere del personale civile e militare di diritti fondsamentali .Iconcetti di resilienza e di dual use  guideranno l’azione politica del cambiamento. Ci sono tante sfide che abbiamo davanti.  Vanno dal migliorare e rendere più efficiente il nostro modello di difesa, alla necessità di definire il ruolo dell’Italia nella NATO e nell’Unione Europea. Per noi è prioritario il fianco sud dell’Alleanza e non solo per i noti problemi dei flussi migratori.  Il Mar Mediterraneo e il Medio Oriente sono decisive per assicurare stabilità, sicurezza e pace ai nostri popoli. Sono reduce da una visita al contingente Unifil in Libano. Se devo indicare un modello di missione internazionale penso al Libano, al fatto che è una missione che non solo ha abbassato la violenza e la tensione ma, giorno dopo giorno, vede il nostro Paese aiutare concretamente quella Nazione a potenziare istituzioni inclusive .

C’è poi il versante del rilancio dell’industria italiana nel settore della Difesa e la necessità di accedere ai finanziamenti alla ricerca e all’implementazione del knowhow nazionale. Anche la razionalizzazionedelle spese militari al fine di evitare sprechi ed inutili duplicazioni è per noi una priorità

 

 In un recente post sulla sua pagina fb, la ministra Trenta  ha affermato che "quando si vogliono cambiare le cose si trovano sempre delle resistenze".

Si parla di sospendere dei programmi e di tagliare  progetti di cui - si afferma in ambienti governativi - la Difesa in questo momento non ha assolutamente bisogno. Forse le resistenze di cui parla il ministro sono riferite a questo? Può dirci qualcosa in proposito?

Noi puntiamo a cambiare l’Italia ed è chiaro che vi saranno poteri e posizioni di privilegio che proveranno ad ostacolare il nostro cammino. Ma non è mia abitudine agitare un imprecisato “nemico” per mascherare le difficoltà che abbiamo davanti. Il nostro programma è chiaro ed ambizioso: vogliamo ricucire il rapporto tra i cittadini e le istituzioni e farli sentire protagonisti della vita pubblica. Nel mondo della Difesa, abbiamo un grande patrimonio umano, competente e generoso: puntiamo su di loro. Certo comprendo che anche dalla Difesa saranno richiesti sacrifici per reperire risorse per dare un poco di giustizia sociale ai nostri cittadini. Il taglio di 500 milioni al bilancio è chiaramente doloroso ma ci consoliamo con il fatto che anche quello servirà ad eliminare l’ingiustizia della legge Fornero e a dare un reddito di cittadinanza a tanti disoccupati che oggi non sanno come arrivare a fine mese.

 

 In questa Legislatura la IV Commissione Difesa dovrà affrontare una revisione (implementazione e attuazione) del Libro Bianco 2015. Come Presidente della Commissione,su quali aspetti occorre intervenire e come si intende procedere?

Nella scorsa legislatura la legge di attuazione del libro bianco si è arenata in Commissione difesa al Senato e almeno in quella forma, da quello che capisco, non verrà riproposta. Ovvio che nel Libro Bianco ci sono cose condivisibili ed altre invece più controverse. Il nostro compito sarà valorizzare quelle positive e correggere quelle che non ci convincono. Le Commissioni parlamentari avranno un ruolo determinante nell’accompagnare questo percorso. Rispetto al passato assisteremo ad una maggiore parlamentarizzazione delle questioni legate alla difesa in linea con la volontà del contratto di Governo di dare centralità al Parlamento.

 

 Lei è stato componente, nella precedente legislatura, della commissione di Inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito ed altri fattori nocivi, giunta a conclusioni molto eclatanti. Pensa che la Commissione verrà ricostituita? E se sì, con quali obiettivi?

Nella XVII legislatura abbiamo fatto un lavoro eccezionale. Quella commissione d’inchiesta ha restituito la dignità di persone a tanti militari che si sono ammalati dopo aver servito la Patria in teatri operativi. Il nesso causa effetto tra malattia ed uranio impoverito è stato ragionevolmente dimostrato.  Dalla relazione conclusiva sono uscite due proposte di legge, una in parte recepita nella legge di Bilancio 2018,  l’altra invece bloccata dalla fine della legislatura. Ripresenterò questa proposta di legge perché sul diritto alla salute dei cittadini in uniforme occorre stabilire regole chiare ed non equivocabili. Noi proponiamo di trasferire le competenze sulla salute dei militari all’INAIL, un ente esterno e indipendente. Comunque il Governo ha già dato segnali chiari  che su questo argomento è finita l’epoca del muro di gomma che ha negato fino ad oggi il dramma di centinaia di famiglie.

 

On Rizzo, come Lei ben sa la Consulta ha dichiaratoillegittima la norma che vietava ai militari i diritto di costituire sindacati.

Il ministro ha affermato in piu' di una occasione che il riconoscimento dei diritti sindacali ""dovrà trovare completa definizione nella normativa nazionale che dovrà essere elaborata e approvata nella sua sede naturale cioè il Parlamento".Può dirci a che punto sono i lavori? Quando si pensa di calendarizzare le proposte di legge?

Il mio gruppo politico è stato tra i pochi che ha sostenuto nella scorsa legislatura l’irriformabilità della tradizionale Rappresentanza Militare e la necessità di garantire i diritti sindacali anche ai militari. Siamo felici che la Corte Costituzionale abbia riconosciuto questo diritto. Occorre adesso dotarsi di una legge organica sulla materia. Nelle prossime settimane entreremo nel merito e spero che ci sia finalmente sintonia tra tutte le forze politiche su questo tema. Nel frattempo la Ministro Trenta ha emanato una circolare applicativa della sentenza che già consente la costituzione delle prime organizzazioni sindacali. Possiamo dire che già stiamo vivendo nel cambiamento.

 

La nuova normativa, sostiene il Ministro, " dovrà tenere conto della specificità dei militari e dei principi costituzionali della difesa della Patria che impongono limitazioni e modalità attuative peculiari per l'esercizio dei diritti sindacali". A suo avviso, su quali linee dovrà operare il legislatore per bilanciare questi principi e le aspettative dei militari che attendono da molti anni uno strumento di tutela efficace?

Ai sindacati dei militari e dei corpi di polizia ad ordinamento militare saranno ovviamente imposti i limiti dovuti al particolare ruolo svolto da chi, per la Repubblica, detiene, insieme alle forze di polizia civile,   il monopolio dell’uso delle armi . Divieto di scioperare, di aderire a sindacati diversi da quello dei militari,  divieto di partecipare a manifestazioni in divisa o armati.

 Le Associazioni che hanno operato nel corso dei decenni per aiutare il processo di democratizzazione nelle Forze Armate e che hanno sostenuto il ricorso che ha portato alla sentenza  della Corte emanata il 10 Aprile, ritengono che le condizioni di vita e di lavoro, normative, salariali e di sicurezza degli operatori del comparto abbiano bisogno di essere affrontate e risolte attraverso il confronto con organizzazioni sindacali libere ed indipendenti. Condivide questa richiesta e come pensa possa essere garantito questo aspetto nella futura legge?Certo che condivido questo. Il personale militare ha diritto di essere rappresentato nelle trattative per il proprio benessere e il contratto nazionale da sindacati indipendenti ed espressione democratica dei militari stessi. Va superata definitivamente la subordinazione per via gerarchica che ha portato i vecchi Cocer  a perdere la loro iniziale funzione anche a causa della sovrapposizione dei ruoli.

La Corte prevede che «La costituzione di associazioni o circoli fra militari deve essere subordinata al preventivo assenso del Ministro della difesa». Gli statuti delle associazioni andranno sottoposti agli organi competenti (via gerarchica). Questo aspetto ha sollevato alcune perplessità. Quale è la sua opinione in proposito?

Penso che debba essere l’autorità politica e non quella militare a riconoscere o meno la legittimità degli statuti dei sindacati dei militari. Si tratta  ovviamente di  un mio parere,  in quanto si estende ai militari il diritto di associarsi in sindacato solennemente sancito dall’art.18 della Costituzione.  Ovviamente su questo ci sarà un confronto in Parlamento e troveremo insieme la soluzione più razionale.

 

Su quali altri temi - relativi alle condizioni di lavoro del personale militare - si concentrerà il lavoro della Commissione?

Un delicato nodo riguarda il ricongiungimento familiare e quello dei trasferimenti. La creazione di nuove infrastrutture nel sud Italia per esempio, annunciata recentemente dal Ministro Trenta, ha anche questo significato visto che la maggioranza dei militari viene da regioni del nostro Mezzogiorno.

 

Argomento: 
Attualità e Politica