Periodico di informazione delle Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Impiego

  

La ricorrenza del 25 aprile è l'occasione per ribadire che chiunque in Italia porti una divisa e sia servitore dello Stato non possa non essere profondamente e ontologicamente antifascista. Lo dico da poliziotto democratico che quando è stato reclutato ha recitato questo solenne giuramento:

"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell'interesse dell'amministrazione per il pubblico bene".

Parole non scontate sulle quali ogni giovane allievo agente, allievo carabiniere o allievo militare dovrebbe riflettere. Perché osservare lealmente la Costituzione significa, anche, aderire al suo più importante valore fondante, quello di impedire il ritorno al periodo fascista.

Si pensi all'art. 1 dove si afferma che la nostra è una Repubblica democratica. Democrazia è esattamente il contrario di autoritarismo. Qualcuno obietta che in tutta la Carta non si fa riferimento al fascismo se non nelle disposizioni transitorie che vietano la ricostituzione del partito fascista. Questo perché dopo la guerra la vittoria su fascismo e nazismo appariva definitiva e l'unico, eventuale problema era quello di evitare la ricostituzione del partito fascista.

Il fascismo non è soltanto quello storico e non a caso l'attenzione della Costituzione si sofferma sul diniego delle libertà, sui diritti dei cittadini e sul razzismo. La nostra Carta è dunque profondamente e intrinsecamente antifascista: non solo per il citato articolo 1, ma per tutti i principi e i valori della prima parte che sono incompatibili con quelle idee: la democrazia, l'uguaglianza, il lavoro, la tutela delle minoranze, la libertà religiosa, la cultura, il pacifismo.

Questo solo per citare i principali. Pertanto, chi serve fedelmente la Repubblica - dovrebbe valere anche per la classe politica - non può non essere antifascista. Qui vorrei ricordare i tanti poliziotti e carabinieri che, rischiando in prima persona, rifiutarono di obbedire a leggi sbagliate salvando tantissimi concittadini italiani che rischiavano di finire nei campi di sterminio.

Come scrisse ventiquattro anni fa Umberto Eco, la mentalità fascista può forse non ripetersi ma replicarsi in altre forme adattandosi alle novità sociali. Motivo per cui, se la storia non è riscrivibile, si rende però necessario studiarla a fondo individuando e sconfiggendo per tempo quei batteri insani oggi adattatisi anche ai nuovi farmaci. Vale per i giovani. Vale per tutti noi.

 

Daniele Tissone

Segretario generale sindacato di polizia Silp Cgil

(https://www.huffingtonpost.it/author/daniele-tissone/)

Argomento: 
Attualità e Politica