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Il Tar nelle settimane scorse ha condannato il ministero della Difesa a pagare  100mila euro e più a Banca Sistema per le bollette di Villa Ginori di Cecina, destinata alle villeggiature dei militari******************************************************

Quando le bollette non vengono pagate, prima ti togliere la linea, la società energetica manda una cartella esattoriale per pagare il saldo con tanto di interessi. Se questa è la norma che accomuna tutti gli utenti, la stessa vale anche per i sistemi più grandi di un comune cittadino, in cui vengono rinchiusi ministeri, banche e società energetiche. Un sistema simile è quello che sta in capo alla base logistica addestrativa di Cecina, quella allestita nella caserma di Villa Ginori, destinata alle villeggiature dei militari: qua le utenze le paga il ministero della Difesa ovviamente, che come ogni dicastero di avvale di un istituto di credito per la gestione delle spese, in questo caso Banca Sistema spa. E se la seconda ha provveduto a farsi carico delle utenze di luce e gas per diverse mensilità precedenti al 2015, il primo non ha mai provveduto a saldare la spesa. Almeno fino a quando non è scattato il decreto ingiuntivo da 100mila euro circa e la sentenza del Tar che ha condannato il ministero a pagare.

Scandendo il tempo in bollette, i fatti risalgono alle annualità che anticipano il 2015. Nel centro di Villa Ginori gli impianti sono alimentati correttamente: l’elettricità regala luce e funzionalità, il gas provvede al riscaldamento dell’aria e dell’acqua. Le forniture, però, non vengono pagate. Non dal ministero della Difesa almeno, perché è Banca Sistema a provvedere a queste spese. È il sectoring: un principio di partecipazione multipla su determinati flussi economici. In parole povere: l’istituto di credito, per conto del governo, ha acquisito i crediti vantati dai fornitori e se ne fa carico con lo Stato. Una sorta di intermediario, per dare un’idea. In ogni caso, la banca paga i fornitori ma il ministero non paga la banca, finché quest’ultima non decide di dire basta.

Il decreto ingiuntivo emesso da Sistema spa è datato alla fine dell’ottobre 2015, presentato al tribunale di Roma e notificato al ministero della Difesa poche settimane dopo, a metà di novembre. La somma contenuta nell’ingiunzione è di ben 98.877 euro. I mesi scivolano via dal calendario ma ancora i soldi non arrivano, così a fine 2016 la banca decide di ricorrere al Tar affidandosi ai suoi avvocati Maurizio e Caterina de Tilla, per riuscire a riscuotere quanto dovuto, con l’applicazione dell’interesse da calcolare alle singole scadenze al saldo e altre spese accessorie, che ammontano a duemila euro. Nell’insieme, insomma, Sistema spa dice di vantare oltre 100mila euro nei confronti del ministero della Difesa. A questo ricorso, gli uffici di via XX Settembre a Roma, sede del dicastero, decidono di non opporsi. Passano dunque altri centoventi giorni, lasso di tempo utile per impugnare il ricorso, senza però che nessuno presenti alcun atto. Ed eccodunque, secondo la giurisprudenza del nostro Paese, che il decreto ingiuntivo, ritenuto fondato, viene assimilato per intero nella sentenza del Tar, che nelle settimane scorse ha condannato il ministero a pagare le 100mila euro e più a Banca Sistema per quelle bollette di Villa Ginori.

Fonte: Il Tirreno

 

 

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