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 Giustizia è fatta nei confronti degli ex dipendenti pubblici che si vedono sostanzialmente bloccata la pensione per l’assenza di meccanismi legislativi automatici che la adeguino almeno allo stipendio di quelli in servizio con conseguente progressiva perdita di potere d’acquisto man mano che passa il tempo dalla fine del rapporto di lavoro.

 


In tale ottica appare di fondamentale importanza per gli effetti che potrà avere, l’importante sentenza della Corte dei Conti della Puglia,  depositata lo scorso 23 gennaio, che nell’accogliere il ricorso proposto da un pensionato del Ministero degli Interni e del Ministero dell’Istruzione contro l’Inps, gestione ex Inpdap, ha affrontato e risolto positivamente per l’ex lavoratore la questione della vigenza nell’ordinamento del “principio di automatico collegamento della misura delle pensioni al trattamento retributivo del personale in servizio”.

La decisione in questione, riportandosi alle indicazioni della Corte Costituzionali ed alle sue molteplici pronunce in materia, ha rilevato che “non può non prospettarsi come fattore di nuove e ulteriori divaricazioni tra pensioni e stipendi, rappresentando l’ipotesi che nel medio periodo l’andamento delle retribuzioni finirà per discostarsi dalle pensioni”. Ed alla luce dei principi espressi rinvenibili nella carta fondamentale dello Stato, per i giudici contabili, “In applicazione, quindi, degli articoli 36 e 38 della Costituzione (…) per le considerazioni sopra espresse, che debba essere affermato il diritto del ricorrente alla perequazione del trattamento pensionistico, con aggancio ai miglioramenti economici concessi al personale di pari qualifica ed anzianità in attività di servizio”.

Insomma si tratta di una decisione a dir poco significativa proprio in termini di Giustizia, nel momento in cui afferma che “Il suddetto principio non è, in effetti, contenuto in alcuna espressa disposizione legislativa che lo sancisca in termini generali, ma viene di volta in volta invocato quando si ponga per una categoria di pubblici dipendenti la necessità di uno speciale adeguamento del trattamento di quiescenza, in relazione ad una dinamica salariale del personale in servizio che venga a discostarsi in misura notevole dai valori economici precedentemente attribuiti e sui quali veniva calcolato il trattamento di quiescenza”.

In conseguenza dei principi espressi, la Corte dei Conti “accerta il diritto dei ricorrenti alla perequazione della pensione, con collegamento al trattamento stipendiale dei dipendenti di pari anzianità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria nella misura di legge”.

Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di una sentenza a dir poco significativa che potrà avere effetto su migliaia di ex dipendenti pubblici che nel corso degli anni hanno visto sostanzialmente bloccati i propri trattamenti pensionistici e che in conseguenza di questa decisione potranno finalmente vederseli adeguati con sostanziali ed importanti benefici economici.

 

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