Periodico di informazione delle Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Impiego

  

Negare il nesso tra esposizione all'uranio impoverito per i militari che hanno ricoperto incarichi in teatri di guerra e l'insorgenza di patologie tumorali produce danno erariale. Giunge a questa conclusione il Tar Toscana, con una sentenza depositata il 15 marzo 2016 che pubblichiamo in allegato per gli abbonati, e che rinvia il caso al vaglio della Corte dei conti. 
Il nesso – dicono i giudici amministrativi - è dimostrato da numerosi studi ma il Comitato di verifica per le cause di servizio (che opera presso il ministero dell'Economia e delle Finanze) nega questo legame, aderendo alla posizione del ministero del Difesa. Ciò denota «grave negligenza» perchè ingenera un massiccio contenzioso che si traduce in un consistente esborso per l'Erario «per oneri processuali, maggiori somme per interessi e quant'altro». Anche la Corte dei Conti dovrà dunque valutare questa situazione.

La vicenda 
La sentenza accolto in parte il ricorso di un sottufficiale di Carabinieri si è ammalato di poliadenopatia inguinale dopo aver partecipato tra il 1991 ed il 2005 a numerose missioni internazionali di pace in territori dove è stato fatto uso di proiettili all'uranio impoverito (Iraq, Somalia, Bosnia, Albania). Il Comitato di verifica per le cause di servizio ha ritenuto che la malattia sviluppata dal carabiniere non poteva essere riconosciuta dipendente da causa di servizio.

La decisione 
Il Tar Toscana considera «illogica e priva di ogni supporto descrittivo-motivazionale» l'affermazione del Comitato, visto come "sia la letteratura scientifica che quella giuridica hanno posto in rilievo il nesso di causalità intercorrente tra l'impiego di militari in zone di guerra caratterizzate da utilizzo di uranio impoverito e l'insorgenza di gravi patologie tumorali". Le condizioni di impiego dei militari italiani all'estero, rilevano i magistrati, "costituiscono fattori probabilistici di causalità o concausalità, che non si possono sbrigativamente liquidare dal Comitato di verifica". Dunque, in relazione "al reiterato comportamento del Comitato", denotante "grave negligenza", il Tar ha trasmesso copia della sentenza al ministro dell'Economia e al capo di Gabinetto del ministro della Difesa, nonchè alla procura regionale Toscana della Corte dei Conti, in relazione "al ricorrente contenzioso che il predetto comportamento del Comitato di verifica ingenera, con i conseguenti esborsi a carico del'onorario per oneri processuali, maggiori somme per interessi e quant'altro".

Fonte Il Sole 24 ore